
Lo Ius Corrigendi: storia di una barbarie dimenticata
Avete mai sentito nominare lo Ius Corrigendi?
Una lunga storia
Quando si parla di cultura patriarcale si ottengono le reazioni più scomposte. C’è chi nega, chi la prende sul personale, chi ritiene che una volta le donne fossero più al sicuro e rispettate. Un grande cavallo di battaglia è anche l’accusa alle donne di fare le vittime, con un tipico meccanismo per cui i carnefici si arroccano, non vogliono farsi dire che hanno sbagliato e si mettono a frignare.
Ma osserviamo la cosa a un punto di vista tecnico: qual è stato l’ordinamento giuridico del nostro paese per quanto riguarda il diritto di famiglia?
Qualche esempio
Lo ius corrigendi ossia il potere educativo e correttivo del pater familias che comprendeva anche la coazione fisica. Insomma, il marito/padre, a sua insindacabile decisione, poteva usare la violenza sulla famiglia. Batava dire che lo aveva fatto per correggerli et voilà, tutto a posto amici come prima. Abolita nel 1956.
Rilevanza penale dell’adulterio, ma solo quello della moglie. Abolita tra il 1968 e il 1969.
Famiglia strutturata per le legge in modo gerarchico, con il capo famiglia al vertice. Modificata nel 1975 in famiglia paritaria.
Rilevanza penale della causa d’onore, la commissione di un delitto perpetrato per salvaguardare l’onore proprio e della propria famiglia. Vuoi fare secca tua moglie? No problem, basta dire che ti aveva disonorato e te ne vai libero come un fringuello. Abolita nel 1981.
Matrimonio riparatore. Abusavi di una donna? Bastava sposarla – e per la vittima sottrarsi all’obbligo era molto problematico, in alcuni casi impossibile – e tutto andava a posto. Abolito nel 1981.
Solo dal 1996 la violenza sessuale non è più un delitto contro la moralità e il buon costume ma una delitto contro la persona.
Ah, i tanto osannati bei valori di una volta.
Il cambiamento è davvero arrivato?
Nel corso del tempo le leggi sono cambiate, ma si può dire lo stesso delle menti e delle coscienze? Solo in parte. Nelle presentazioni dico spesso che per quanto riguarda la disparità di genere molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare.
Molti uomini – soprattutto tra i molto adulti e gli anziani – non vogliono rinunciare ai privilegi né ammettere di averne avuti, molte donne di quelle generazioni – e non solo – hanno interiorizzato il maschilismo a tal punto da non riuscire a riconoscerlo.
Di una certa cultura siamo imbevuti da generazioni e il primo passo verso la vera parità è smettere di negare il problema. Il secondo è affrontarlo e cercare di risolverlo.