La Basilica di Santa Sofia

La Basilica di Santa Sofia

11 Febbraio 2025 Off di Anna Maria Pierdomenico
Tra le meraviglie del mondo moderno che non ce l’hanno fatta, ovvero quelle che pur arrivando in finale nel sondaggio per le “Nuove Sette Meraviglie” non sono rientrate nella lista finale, c’è la Basilica di Santa Sofia in Turchia.

Una lunga storia

Il nome ufficiale è Grande Moschea Benedetta della Santa Sofia, dove – si noti bene – Santa Sofia non è riferito a una santa come la intendono i cristiani, ma alla “Sophia” intesa come “sapienza di Dio”. Tanto più che la struttura è oggi un luogo di culto islamico.
La storia dell’edificio è lunghissima, tanto che inizia quando c’è ancora l’Impero Romano. La prima inaugurazione avviene nel 360, dopo anni di costruzione nella stessa zona del palazzo imperiale. Non si sa se i lavori siano iniziati sotto Costantino o Costanzo II, fatto sta che la prima versione è molto meno sontuosa dell’attuale e consacrata al cristianesimo.
Dopo vicende alterne, la chiesa è distrutta da un incedio attorno all’anno 400, per poi essere ricostruita da Teodosio II. Come per la prima, anche questa basilica ha il tetto in legno e viene aperta nel 415. La sorte è simile alla chiesa originale, finisce bruciata durante la rivolta di Nika, scoppiata nel 532 contro l’imperatore Giustiniano.

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La basilica attuale

Ed è proprio Giustiniano il fautore della terza versione della Basilica di Santa Sofia, quella che è alla base dell’attuale costruzione. Giustiniano non bada a spese, ingaggia Isidoro di Mileto e il fisico e matematico Antemio di Tralle e vuole costruire l’edificio più sontuoso della storia. Per farlo, fa arrivare materiali da tutto l’immenso territorio dell’impero, arrivando anche a vandalizzare il Tempio di Artemide di Efeso, da cui preleva le colonne ellenistiche.
L’enorme cupola rappresenta una sfida degna di Brunelleschi e Michelangelo, che gli architetti risolvono forse basandosi sulle teorie di Erone di Alessandria.
L’esistenza della Basilica di Santa Sofia non concede spazio a noia e tranquillità. Dopo essere sopravvissuta con qualche danno a vari terremoti (la zone, peraltro, ben si presta), nel 726, l’imperatore Leone III Isaurico emette una serie di editti contro la venerazione delle immagini, ordinando all’esercito di distruggere tutte le icone. Inizia il periodo di iconoclastia bizantina.
Ma non è finita, dopo un’altra serie di terremoti che provano la struttura, a seguito della Quarta Crociata, la Basilica diventa cattolica per qualche anno, tra il 1204 e il 1261, per poi passare all’Islam sotto Maometto II, dal 1453. Il divieto musulmano verso le immagini religiose produce una bella mano di intonaco sugli inestimabili mosaici bizantini.

Fontana rituale https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2561218

Un’esistenza movimentata

Tra continue modifiche, si arriva al Novecento, quando, nel 1935, il primo presidente turco e fondatore della Repubblica di Turchia, Mustafa Kemal Atatürk ha un’idea tanto semplice quanto geniale e illuminata: sconsacrare l’edificio e farne un luogo di cultura. La Basilica di Santa Sofia vive la sua nuova vita come museo fino al 2020. È storia dei nostri giorni, al potere arriva il nuovo premier e riporta la Basilica alla sua funzione religiosa.
Tra iconoclastia, terremoti e saccheggi, rivoluzioni religiose e premier poco illuminati, molte delle meraviglie custodite nella Basilica sono andate perdute. Eppure, ancora oggi la Basilica di Santa Sofia appare talmente sontuosa da meritare di certo un posto nella “famiglia allargata” delle nuove meraviglie.

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